Istat: benzina ad agosto -0,9%, +5,9% rispetto al 2009. Adoc: accelerare i tempi della riforma
Inflazione in calo ad agosto grazie alla diminuzione congiunturale dei beni energetici (-0,5% su luglio): nel complesso i beni energetici non regolamentati sono diminuiti dello 0,8% su luglio, mentre sono aumentati del 7,9% su agosto 2009. E' il quadro emerso dalla consueta rilevazione fornita dall'Istat. Il prezzo della benzina verde è diminuito dello 0,9% rispetto a luglio mentre è aumentato del 5,9% su agosto 2009. Mentre il prezzo del gasolio è diminuito dello 0,9% su luglio mentre è aumentato del 9,1% su agosto 2009.
Inevitabile il commento dell'Adoc secondo cui un litro di verde in Italia costa in media il 2,1% in più che nel resto della zona euro.
Da qui la necessità di accelerare i tempi della riforma. "L'Italia è tra i Paesi europei dove la benzina costa di più con una maggiorazione del 2,1% rispetto alla media dei Paesi della Zona euro - dichiara Carlo Pileri, Presidente dell'Adoc - in Austria un litro di verde costa 1,20 euro, il 16,6% in meno che in Italia, in Spagna si risparmia il 21,7%, in Irlanda il 4,4%. Solo in Olanda, Finlandia e Grecia mettere benzina è più esoso che in Italia.
Anche al di fuori della zona Euro si registra un caro benzina tutto italiano. Nella vicina Svizzera per un litro di verde si spende il 20,6% in meno, in Svezia si paga il 2,9% in meno. Prezzo medio simile invece in Gran Bretagna e in Portogallo.
L'emergenza carburanti continua a spingere l'inflazione verso l'alto, danneggiando i consumatori sia direttamente, al momento del rifornimento, che indirettamente con il rincaro dei prodotti che subiscono le fluttuazioni dei carburanti impone l'accelerazione sui tempi della riforma. Oltre all'applicazione del protocollo di riforma, chiediamo che si realizzi in tempi stretti un taglio delle accise di 10 centesimi, la liberalizzazione delle pompe bianche, dando la possibilità di vendere anche prodotti "non-oil" ai distributori tradizionali, il cui numero sul territorio è sufficiente ma può essere anche aumentato.
In questo modo si incentiverebbe la concorrenza, con ricadute positive per i consumatori, in quanto si creerebbero le condizioni per un ribasso del prezzo finale della benzina". Per Adoc il calo dei beni alimentari indica una seria difficoltà per le famiglie italiane, costrette a rinunciare ai beni di prima necessità.
Infatti la spesa per i carburanti assorbe il 15% delle entrate, mentre oltre la metà viene destinato alle spese di affitto o mutuo della casa e il 20% se ne va per la spesa alimentare. "Sono troppi anche gli aumenti di tasse e tariffe locali. La spirale di aumenti e costi eccessivi spinge, alla fine - sostiene Pileri - a rinunciare anche alla carne, al pesce e alla frutta.
Inoltre, siamo preoccupati di riflessi dei continui rincari del grano sul prezzo di pane e pasta: temiamo che il costo del primo lieviti del 10% mentre quello della pasta del 15%".
Inevitabile il commento dell'Adoc secondo cui un litro di verde in Italia costa in media il 2,1% in più che nel resto della zona euro.
Da qui la necessità di accelerare i tempi della riforma. "L'Italia è tra i Paesi europei dove la benzina costa di più con una maggiorazione del 2,1% rispetto alla media dei Paesi della Zona euro - dichiara Carlo Pileri, Presidente dell'Adoc - in Austria un litro di verde costa 1,20 euro, il 16,6% in meno che in Italia, in Spagna si risparmia il 21,7%, in Irlanda il 4,4%. Solo in Olanda, Finlandia e Grecia mettere benzina è più esoso che in Italia.
Anche al di fuori della zona Euro si registra un caro benzina tutto italiano. Nella vicina Svizzera per un litro di verde si spende il 20,6% in meno, in Svezia si paga il 2,9% in meno. Prezzo medio simile invece in Gran Bretagna e in Portogallo.
L'emergenza carburanti continua a spingere l'inflazione verso l'alto, danneggiando i consumatori sia direttamente, al momento del rifornimento, che indirettamente con il rincaro dei prodotti che subiscono le fluttuazioni dei carburanti impone l'accelerazione sui tempi della riforma. Oltre all'applicazione del protocollo di riforma, chiediamo che si realizzi in tempi stretti un taglio delle accise di 10 centesimi, la liberalizzazione delle pompe bianche, dando la possibilità di vendere anche prodotti "non-oil" ai distributori tradizionali, il cui numero sul territorio è sufficiente ma può essere anche aumentato.
In questo modo si incentiverebbe la concorrenza, con ricadute positive per i consumatori, in quanto si creerebbero le condizioni per un ribasso del prezzo finale della benzina". Per Adoc il calo dei beni alimentari indica una seria difficoltà per le famiglie italiane, costrette a rinunciare ai beni di prima necessità.
Infatti la spesa per i carburanti assorbe il 15% delle entrate, mentre oltre la metà viene destinato alle spese di affitto o mutuo della casa e il 20% se ne va per la spesa alimentare. "Sono troppi anche gli aumenti di tasse e tariffe locali. La spirale di aumenti e costi eccessivi spinge, alla fine - sostiene Pileri - a rinunciare anche alla carne, al pesce e alla frutta.
Inoltre, siamo preoccupati di riflessi dei continui rincari del grano sul prezzo di pane e pasta: temiamo che il costo del primo lieviti del 10% mentre quello della pasta del 15%".
Dicembre 2010



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