La Russia ha bisogno di investire più di 700 miliardi di dollari usa nel settore petrolifero entro il 2035, o correrà il rischio di vedersi ridurre drasticamente la propria produzione: è l'avvertimento lanciato da Fatih Birol, capo economista dell'agenzia internazionale dell'energia (Aie) in un'intervista pubblicata sul sito di informazione russa “Gazeta.ru”. “La Russia ha bisogno di investire nel settore petrolifero enormi quantità di denaro, oltre 700 miliardi di dollari usa entro il 2035 e deve altresì introdurre un regime fiscale più favorevole per le imprese”, ha detto Birol. “I giacimenti della regione del Volga, degli Urali e alcuni della Siberia occidentale - ha aggiunto - sono vecchi e già sfruttati. Mentre i nuovi siti si trovano in zone remote, dove le condizioni di lavoro sono molto difficili”, ha detto l'economista, secondo le osservazioni riportate da 'gazeta.ru'. “Il problema della Russia non è la mancanza di risorse, che ha in abbondanza, ma è l'alto costo di produzione, le perdite di tempo e le difficoltà tecniche nello sviluppo dei giacimenti”, ha aggiunto. Gli studi sull'industria petrolifera russa e gli avvertimenti sulla sue condizioni precarie, si sono moltiplicati negli ultimi anni, allo scopo di invitare le autorità russe a investire nella produzione di idrocarburi. Secondo un rapporto del dipartimento delle risorse naturali pubblicato nel 2011, le riserve accertate di campi petroliferi russi si esauriranno in un arco temporale di 13-15 anni. Per esplorare nuove riserve, la Russia ha bisogno dell'assistenza e delle tecnologie di società estere. Ma le aziende straniere, dal canto loro, invitano le autorità a introdurre un regime fiscale più favorevole relativamente ai depositi recentemente scoperti e con difficoltà esplorative, al fine di permettere loro di compensare i costi significativi per le operazioni.




