Assocarboni, il settore del carbone è immune alla crisi
La Produzione mondiale di carbone è pari a 6 miliardi di tonnellate, in crescita (+2,5%) per il settimo anno consecutivo.
L'Italia dal canto suo è all'avanguardia nell'efficienza energetica, clean coal technologies e CCS, ma non è più rinviabile il problema della dipendenza energetica dall'estero, oggi al 92,8%. Questo, in sintesi, il quadro sul settore presentato venerdì a Roma da Andrea Clavarino, Presidente di Assocarboni nel corso del convegno "Il sistema elettrico italiano: competitività e innovazione nel post Copenhagen". In parallelo nel 2009, tuttavia, la fattura energetica italiana è pari a 41,4 miliardi di euro, in diminuzione rispetto al 2008, ma ancora troppo elevata, pesando per il 2,7% sul Pil nazionale in ragione di un mix energetico fortemente sbilanciato verso il gas.
Per il 2010 si stima una fattura in crescita di 6,1 miliardi di euro. Secondo i dati emersi dall'incontro, inoltre, la quasi totale dipendenza energetica italiana alle importazioni, tra le più elevate fra i paesi industrializzati, richiama l'urgenza di intervenire sul mix energetico italiano, tramite l'aumento a livelli europei (33%) del peso del carbone nella produzione di energia elettrica, la costruzione di rigassificatori, l'avvio del nucleare.
Per quanto riguarda l'Italia, le importazioni di carbone da vapore si attestano a 15,75 milioni di tonnellate (in calo rispetto al 2008), quelle di carbone metallurgico e PCI a 4 milioni di tonnellate (con un crollo del 35 per cento in relazione alla caduta della produzione siderurgica), mentre restano in linea con il 2008 i consumi di petcoke (2,6 milioni di tonnellate). Combustibile indiscusso nel sistema elettrico mondiale - e driver di crescita economica dei paesi in via di sviluppo, grazie alla sua estrema competitiva - il carbone pesa ancora nel nostro mix energetico per solo il 12% ma l'Italia si dimostra comunque all'avanguardia nelle tecnologie clean coal e nella sperimentazione della CCS, grazie all'avvio del progetto pilota di Enel ed Eni a Brindisi e ai futuri investimenti in Calabria (progetto Sei) e a Porto Tolle.
Nel rapporto 2009, l'Aie pur riconoscendo allo Stivale notevoli progressi rispetto al 2003, esprime preoccupazione sull'elevata dipendenza energetica dall'estero del nostro paese, oggi ancora al 92,8%. A trainare l'aumento dei consumi di carbone nel mondo sono invece l'India e la Cina. Anche l'India, però, nonostante un aumento della produzione interna vede le sue importazioni crescere del 28%. La crisi ha dimezzato nel 2009 le quotazioni del carbone portando l'indice Cif Ara a 70$/t e l'indice Richards Bay a 64$/t.
Tuttavia il suo prezzo è risultato più stabile rispetto al greggio, le cui quotazioni, dopo i minimi di inizio anno si sono attestate a 80$/barile. Il commercio via nave di carbone è rimasto stabile a 836 milioni di tonnellate. Nello specifico la produzione mondiale di carbone da vapore e' stata pari a 641 milioni di tonnellate, segnando un aumento dell'1% rispetto al 2008. Tra i maggiori esportatori l'Indonesia seguita dall'Australia, il Sudafrica e la Russia.
Mentre il carbone metallurgico si è attestato a 195 milioni di tonnellate con una diminuzione del 7,5%.
A livello europeo, le importazioni risentono del forte calo della produzione di acciaio (-38%) e si attestano a 195 milioni di tonnellate rispetto ai circa 235 milioni del 2008, ma con previsioni di marcato recupero per il 2010.
Maggio 2012





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