Carburanti: nel bollettino dell'Up, Agip capo lista
Nel 2009 la domanda complessiva di carburanti evidenzia un decremento del 2,7% rispetto al 2008. Da un lato la benzina auto mostra un calo del 4,1%, mentre la flessione delle vendite del gasolio motori (-2,4%) è il risultato di un incremento del canale rete (+0,9%) e un forte decremento del canale extrarete (-6,9%).
E' la fotografia scattata nell'ultimo bollettino dall'Unione petrolifera. Dal punto di vista degli operatori sul mercato italiano, i numeri riferiti al 2008, su una domanda complessiva pari a circa 60,5 milioni di tonnellate, a fronte di consumi petroliferi complessivi nazionali di 80,4 milioni di tonnellate, conferiscono il primato da capo lista ad Eni, attraverso il marchio Agip (31,7%) seguita a ruota da Esso (12,7%).
A destare maggior preoccupazione, però, tra le categorie dei petrolieri è il tema ambientale: da un lato il Protocollo di Kyoto, dall'altro il pacchetto Ue "20-20-20". "L'Unione Petrolifera - afferma in un comunicato - sta seguendo con attenzione gli sviluppi confermando la propria contrarietà per misure che, ancora una volta, rappresentino come in passato pericolose fughe in avanti. La previsione del Ministro Prestigiacomo e fatta propria dal Governo per una verifica degli obiettivi appare realistica e corretta".
Altro argomento è quello sui biocarburanti. Nel corso del 2009 le nuove norme sono entrate definitivamente a regime e per l'anno 2010, a fronte di una prospettiva di conferma dell'obbligo al 3 % su base energetica, il Governo ha approvato uno schema di decreto interministeriale che incrementa la quota obbligatoria al 3,5% sempre su base energetica, programmando ulteriori incrementi del 4 per cento per il 2011 ed il 4,5 per cento per il 2012. "
Il settore petrolifero - specifica la nota - ha evidenziato diverse criticità in relazione a tale aumento ed in particolare: la difficoltà a concordare specifiche tecniche dei carburanti con contenuti di biocarburanti fino al 10 % in volume; l'attuale indisponibilità di biocarburanti di seconda generazione; l'incertezze dei mercati in attesa della definizione dei criteri di sostenibilità ambientale previste a livello europeo, l'assenza, come avvenuto invece in altri Paesi Europei, di una filiera nazionale. Tutti fattori che determineranno maggiori costi per il nostro Paese come evidenziato dal saldo della nostra fattura energetica".
Maggio 2012
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