Era stato proprio il divario tra i prezzi dei carburanti italiani rispetto al resto dei paesi d'Europa al centro del vertice al Mse dello scorso 19 dicembre. Una particolarità, esclusivamente italiana, che aveva suscitato, e tuttora lo sta facendo, un gran polverone di polemiche dovute, in particolare, a questo doppio andamento tra il prezzo della benzina e quello del greggio. Dalla rilevazione della Commissione Europea, effettuata lo scorso 25 gennaio, non c'è più spazio per le interpretazioni: il prezzo industriale medio della benzina, al netto delle imposte, è pari a 0,530 euro al litro, contro una media nei Paesi dell'Ue a 16 di 0,493 euro al litro: lo stacco, che a inizio gennaio si era ridotto per la prima volta dal 2007 sotto i 2 centesimi, torna dunque ad ampliarsi e raggiunge quota 3,7 centesimi. Per il gasolio, andamento simile: il prezzo medio industriale italiano si attesta a 0,532 euro al litro contro una media Ue-16 di 0,498 euro: anche in questo caso lo "stacco" supera i 3 centesimi (raggiungendo per l'esattezza quota 3,4). Nella hit parade dei Paesi dove il carburante è più caro, infatti, l'Italia si conferma seconda dopo la Danimarca (dove il prezzo industriale medio al netto delle imposte è di 0,542 euro al litro). Dopo lo Stivale al terzo posto si è collocata Cipro (0,526 euro).










































































































