Usare la jatropha per la produzione del biodiesel potrebbe beneficiare i coltivatori più poveri del mondo, particolarmente nelle aree semi aride delle nazioni in via di sviluppo. E' il parere della Fao pubblicato nel report "International fund for agricultural development (Ifad)". Tuttavia, il report sottolinea anche che la jatropha è ancora una "pianta essenzialmente selvatica", che necessita di miglioramenti sotto l'aspetto delle pratiche colturali. Si tratta di una pianta cresce piuttosto bene nelle aree secche, anche in quei suoli impoveriti che spesso sono marginali per l'agricoltura. Le radici della jatropha, infatti, sono in grado di raggiungere l'acqua nel suolo anche a grande profondità; le radici più superficiali, invece, sono essenziali per 'trattenere' il terriccio e ridurre l'erosione del suolo. Diversamente da altre colture usate come fonti per i biocarburanti, l'utilizzo della jatropha non si pone "in competizione" con l'alimentazione umana. Nel 2008 sono stati circa 900mila gli ettari coltivati a jatropha nel mondo, 760mila in Asia, 120mila in Africa e 20mila in America Latina. Le stime della Fao mostrano che la superficie impegnata salirà a 12,8 milioni di ettari nel 2015, con l'Indonesia come primo produttore al mondo.










































































































