Un’attenta valutazione d’impatto delle norme comunitarie sui biocarburanti. E’ quella che verrà condotta dalla Commissione europea che, non è escluso, potrebbe portare a modifiche dell’attuale legislazione al fine di assicurare un utilizzo corretto dei terreni agricoli. Adottando oggi un rapporto sull’utilizzo indiretto dei terreni, i commissari all’Energia, Günther Oettinger, e al Clima, Connie Hedegaard, hanno ricordato che le direttive del 2009 sulle energie rinnovabili (2009/28/CE) e la qualità dei carburanti (98/70/CE) fissano un obiettivo del 10% per l’utilizzo delle fonti alternative nei trasporti al 2020, accompagnato da una riduzione del 6% delle emissioni di gas-serra del settore alla stessa data. Al raggiungimento di tali obiettivi contribuiranno in modo determinante i biocarburanti, ma per evitare effetti collaterali negativi le stesse direttive impongono, oltre a un livello minimo di risparmi di emissioni rispetto ai carburanti fossili, una serie di criteri di sostenibilità tra cui il divieto di convertire alle coltivazioni energetiche le aree ad alta biodiversità e assorbimento di CO2, come foreste e zone umide. Tuttavia, hanno avvertito Oettinger e Hedegaard, “vi è il rischio che una parte della domanda addizionale di biocarburanti sia soddisfatta attraverso un aumento delle coltivazioni a livello mondiale, con un possibile incremento delle emissioni provocato dalla conversione indiretta dei terreni”. La Commissione analizzerà perciò l’impatto di tale fenomeno e, se del caso, proporrà entro il luglio 2011 emendamenti alle direttive 2009/28/CE e 98/70/CE per minimizzarne gli effetti negativi.










































































































