Secondo la Banca mondiale Cina e i paesi del Sudest asiatico devono aumentare gli investimenti in energie rinnovabili di 1.600 miliardi di dollari nei prossimi 20 anni. Il tutto al fine di rallentare la crescita delle emissioni di gas serra. E, a detta dell'istituzione internazionale, gli investimenti pari a 100 miliardi l'anno che la Regione ha in programma di spendere, non basterebbero per impedire alle emissioni di Co2 di raddoppiare nei prossimi vent'anni. La Cina, il paese più popoloso del mondo e il maggior emittente di gas serra, dovrà sopportare l'80% del costo aggiuntivo di 80 miliardi l'anno per stabilizzare la Co2 entro il 2025 e ridurla a partire dal 2030. Lo scorso anno la Cina è diventata il maggior investitore globale in energie pulite, anche se l'ammontare è inferiore a quanto la Banca Mondiale ritiene necessario. L'investimento cinese in energie pulite è salito a 34,6 miliardi di dollari lo scorso anno, su un totale mondiale di 162 miliardi, mentre gli Usa sono secondi con 18,6 miliardi secondo l'associazione no profit Pew Charitable Trusts. La banca sollecita i paesi dell'area a rivolgersi alle energie rinnovabili quali idroelettrico, eolico, biomasse, geotermico e solare, riducendo la dipendenza da petrolio e carbone. Altro invito della banca a Cina, Indonesia, Vietnam, Filippine, Malaysia e Thailandia è quello di ridurre i sussidi pubblici alla benzina e ad altri carburanti fossili, in modo da scoraggiare i consumi di energia. Inoltre la banca sollecita i governi della regione a pianificare attentamente l'espansione delle città per evitare una crescita disordinata degli agglomerati urbani. Secondo il rapporto, nel giro di 15 anni 300 milioni di cinesi migreranno dalle campagne alle città.










































































































