L'obiettivo è sviluppare l'impiego e il mercato dei biocarburanti. Per questo la Commissione europea sta cercando di spronare industria, governi e organizzazioni non governative ad istituire sistemi volontari di certificazione per i biocarburanti. I certificati devono garantire che tutti i biocarburanti venduti con questa etichetta siano sostenibili e prodotti secondo i criteri fissati dalla direttiva sull'energia da fonti rinnovabili. Tutti i sistemi di certificazione devono avvalersi di revisori indipendenti che esaminino l'intera catena di produzione, dall'agricoltore al commerciante e al fornitore di carburante. Per quanto riguarda la difesa della natura la Commissione ha inteso identificare quali tipi di terreni non devono essere utilizzati per la produzione di biocarburanti: in particolare le foreste naturali, le aree protette, le zone umide e le torbiere. La Commissione esclude esplicitamente che le foreste possano essere convertite in piantagioni di palme da olio. Promuovere solo i biocarburanti che consentono elevati risparmi di gas serra: con questo proposito la Commissione indica come dimostrare che i biocarburanti utilizzati consentono un elevato risparmio di gas serra. Affinché i biocarburanti possano essere accettati, tale risparmio deve essere pari al 35% rispetto alla benzina e ai combustibili diesel (soglia che verrà elevata al 50% nel 2017). Nel calcolo vengono inclusi non solo il biossido di carbonio ma anche il metano (CH4) e l'ossido di azoto (N2O), due gas serra con effetti maggiori del CO2. Solo i biocarburanti che soddisfano le condizioni previste verranno contabilizzati ai fini degli obiettivi nazionali che i 27 Stati membri dell'Ue sono tenuti a raggiungere entro il 2020 a norma della direttiva 2009 sull'energia da fonti rinnovabili.










































































































