E' del neo commissario Ue alla fiscalità, Algirdas Semeta, la proposta di "carbon tax" da introdurre in tutti gli Stati membri. Si tratterebbe, in sostanza, di una modifica dell'attuale legislazione sulla tassazione dell'energia che prevede un livello minimo di accise. La proposta, nel concreto, dovrebbe prevedere una sorta di "riparametrazione" delle attuali accise per le fonti di energia come il petrolio, il carbone, il gas naturale usati per alimentare i motori, per il riscaldamento e per la produzione di energia elettrica. Invece di calcolare l'accisa in proporzione al combustibile consumato, nel nuovo sistema il carico fiscale sarebbe direttamente legato alle emissioni di CO2 e inversamente proporzionale all'efficienza energetica. Questo permetterebbe, tra l'altro, di incentivare con basse accise le energie rinnovabili, come i bio-carburanti, che oggi sono pesantemente tassate in proporzione ai combustibili fossili che sostituiscono; tanto che l'etanolo spesso ha un'accisa maggiore del carbone, altamente inquinante. La proposta, anche da parte del predecessore di Semeta, l'ungherese Lasklo Kovacs, non era mai stata avanzata per via dell'opposizione "preventiva" di diversi Stati membri, e in particolare della Gran Bretagna. Oggi molti Stati membri hanno già adottato o stanno pianificando delle forme di "carbon tax": oltre ai paesi scandinavi (Svezia, Danimarca e Finlandia), intendono seguire questa strada la Francia e l'Irlanda. Parigi ha qualche difficoltà per via di una forte opposizione dell'opinione pubblica, mentre Dublino ha intenzione di imporre un'accisa da 15 euro per tonnellata di CO2 emesso. Altri progetti di carbon tax sono in discussione anche in Germania, Slovenia, Olanda e Gran Bretagna.










































































































