E' on line, scaricabile dal sito www.mercatoelettrico.org , il nuovo numero della Newsletter del Gestore dei Mercati Energetici (GME). La newsletter apre con un approfondimento di Claudia Checchi e Riccardo Galletta del REF sullo ''Shale gas'' e l'offerta nel medio periodo. Secondo gli analisti “è un dato di fatto che la produzione di shale gas a livello mondiale stia procedendo a ritmi sostenuti e nemmeno ipotizzabili fino a solo 3-4 anni fa. Ciò è in special modo visibile negli Stati Uniti”. Tuttavia, spiegano Checchi e Galletta, “le stime sulle riserve esistenti sono in continua evoluzione e tuttora ne mancano di esaurienti”. Ma abbondanza o meno della risorsa, rilevano ancora gli analisti del REF, “il futuro dello shale gas si gioca sul costo di estrazione e sul prezzo di mercato del gas”. Infatti, se l'estrazione del gas non convenzionale da un lato “è complessa e comporta diversi rischi per l'ambiente”, dall'altro sottolineano Checchi e Galletta, “gli sviluppi e gli investimenti tecnologici negli Stati Uniti l'hanno resa più efficiente, efficace e relativamente economica”. Tanto da poter stimare che “mediamente un prezzo del gas tra i 13 eurocent/mc e i 16 eurocent/mc sia sufficiente per ripagare l'investimento”. A giudizio di alcuni analisti però, precisano gli esperti del Ref, l'estrazione di shale gas anche a condizioni economiche non convenienti sarebbe da ricercare in questioni finanziarie. Soprattutto nella “grande quantità di capitale investito nell'attività di leasing” che comporta per le imprese la necessità di continuare a “estrarre e vendere per recuperare l'upfront bonus pagato al momento dell'acquisizione della licenza”. Da qui la previsione che, “dal 2012, la produzione di shale gas potrebbe diminuire sensibilmente, in occasione della contemporanea scadenza di gran parte delle clausole di hold by production”. Dal punto di vista dell'Europa, invece, lo sviluppo dello shale gas sconta una serie di problematiche, non solo ambientali e normative ma legate anche a un ''certo ritardo tecnologico'' e a una rete di infrastrutture non collegata con i nuovi giacimenti. Per questo, concludono Checchi e Galletta, “ci si attende che lo shale gas potrà impattare direttamente in Europa non prima del 2020 e in modo sensibilmente inferiore rispetto a quanto sta avvenendo negli Stati Uniti”. All'interno del nuovo numero sono pubblicati, inoltre, i consueti commenti tecnici, relativi i mercati e le borse elettriche ed ambientali nazionali ed europee, la sezione dedicata all'analisi degli andamenti del mercato del gas italiano e la sezione di analisi sugli andamenti in Europa, che approfondisce le tendenze sui principali mercati europei delle commodities.










































































































