Il Presidente del Massachussets Institute of Technology (MIT), Susan Hockfield, e l’amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni, si sono incontrati presso la sede del MIT a Cambridge, Massachussets, per un bilancio sui progetti di ricerca sulle fonti di energia e per annunciare nuove aree di collaborazione nello sviluppo di tecnologie, finalizzate a neutralizzare le conseguenze delle esplosioni incontrollate di pozzi petroliferi e al contenimento del fenomeno dell’ “oil spill”. I nuovi progetti, studiati all’interno della partnership tra MIT ed Eni, includono materiali innovativi per il contenimento e la pulizia di eventuali fuoriuscite di petrolio. Alla luce dei recenti eventi accaduti nel Golfo del Messico, che hanno evidenziato la necessità di nuove tecnologie di perforazione e di sistemi di sicurezza, la ricerca ha concentrato gli sforzi su materiali nano-assorbenti. Questi materiali, studiati con successo presso il MIT, consentono di identificare, valutare, attrarre e catturare gli elementi inquinanti degli idrocarburi, e di ridurre significativamente il loro impatto sull’ambiente. La partnership poi si concentra su una nuova, significativa area di ricerca: lo sviluppo di tecnologie cosiddette breakthrough per portare sotto controllo e fermare eventuali esplosioni di pozzi petroliferi in condizioni ambientali critiche come le acque profonde o le aree artiche. La partnership Eni-MIT, siglata nel 2008, include numerosi progetti di ricerca pensati per supportare e migliorare alcuni aspetti-chiave del core business di Eni, con particolare enfasi per quelli relativi alla produzione di petrolio e gas. La collaborazione, inoltre, si concentra anche sulle soluzioni più avanzate nel campo dell’energia solare studiate presso l’Eni-MIT Solar Frontiers Center. Susan Hockfield e Paolo Scaroni hanno, infine, annunciato un altro successo congiunto ottenuto nello sviluppo di nuove molecole auto-assemblanti che hanno la particolarità di riuscire a ripararsi autonomamente e in tempi rapidi. Queste molecole hanno, inoltre, la possibilità di trasformare la luce solare in elettricità e possono riparare da sé le componenti organiche di una cella solare danneggiata dalla stessa luce del sole, una caratteristica innovativa che aiuta a risolvere un problema comune a questi dispositivi. Eni e MIT intendono ampliare la propria collaborazione, combinando l’esperienza operativa e gli skills tecnologici dell’azienda italiana all’approccio multidisciplinare e alle eccellenti competenze scientifiche e di ricerca dell’istituto americano. Eni e MIT, avvalendosi anche delle eccellenze tecnologiche di Saipem, puntano a sviluppare tecnologie rinnovabili, sistemi e materiali di forte discontinuità rispetto alle soluzioni oggi disponibili e garantire sicurezza operativa, pieno controllo tecnico e protezione dell’ambiente durante le attività petrolifere, specialmente per quelle realizzate in aree di frontiera particolarmente sensibili. Allo stesso tempo, la ricerca congiunta presso il Solar Frontier Center punta a un rapido progresso verso la produzione sostenibile di energie rinnovabili.










































































































