Gas, Ortis: modificare tetti antitrust. Eni, Scaroni: “riforma non necessaria”

"I tetti antitrust non hanno prodotto effetti a favore della concorrenza nel mercato del gas". E' quanto si legge nella relazione presentata alle commissioni parlamentari impegnate nell'analisi del dlgs in materia di gas dal presidente dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas Alessandro Ortis.
"E' dunque necessario che il nuovo limite antitrust venga determinato e misurato sulla base dell'effettiva quota di mercato all'ingrosso detenuta dall'operatore". Secondo l'Authority per l'energia elettrica e il gas, infatti, nel dlgs all'esame del Parlamento "la nuova impostazione degli obblighi pena il sostanziale svuotamento delle misure contenute nel decreto, deve tenere conto che con il nuovo metodo di calcolo Eni si attesterebbe oltre il 65% della quota di mercato contro l'attuale valutazione che pari a meno del 50%". Il decreto, di fatto, prevede che l'incumbent non possa superare la soglia del 40% a meno che collabori nella realizzazione di nuovi stoccaggi, nel cui caso la soglia è innalzata fino al 60%. L'Autorità comunque chiede che il nuovo limite antitrust venga misurato "in base alla quota di mercato all'ingrosso effettivamente detenuta dall'operatore" in modo che nel computo vengano tenute presenti anche le cessioni effettuate prima della frontiera e comunque destinate all'immissione in Italia e che nella determinazione della quota effettivamente detenuta non vengano scontati gli autoconsumi. Perplessità, per Ortis, ci sarebbero anche sul meccanismo premiale previsto nel provvedimento che consente di elevare fino al 60% la quota di mercato detenibile dall'incumbent se vengono realizzati ulteriori stoccaggi. Poi ancora, il presidente evidenzia la "disparità circa gli effetti delle misure contenute nel provvedimento sulle diverse categorie di clienti finali". Benefici diretti e indiretti per i clienti industriali, mentre "i clienti civili sono chiamati a contribuire (in un range compreso tra 30 e 100 milioni di euro all'anno) all'incentivazione delle nuove infrastrutture di stoccaggio per ottenerne solo benefici indiretti e differiti", conclude la relazione che si sofferma poi più in generale sulle prospettive del mercato del gas. Tra gli interventi che l'Authority torna a chiedere e che potrebbero contribuire a porre rimedio alle criticità del sistema gas c'è l'emissione "dell'atteso dpcm di attuazione della legge del 2003 riguardante la separazione proprietaria delle attività di trasporto e di dispacciamento del gas naturale. L'attribuzione al gestore proprietario della rete di trasporto - una volta reso terzo - dei diritti su esistenti trasporti internazionali (per favorire lo sviluppo dei gasdotti transfrontalieri e la creazione di un hub italiano per il Sud Europa), la previsione dell'obbligo di una cessione a terzi da parte di Eni di sottoinsiemi di asset di produzione e stoccaggio". Al termine dell'audizione, il commissario dell'Authority Tullio Fanelli, ha detto che l'aumento potrebbe scattare dal 1° luglio.
Immediata, però, è stata la risposta dell'ad di Eni, Paolo Scaroni secondo cui non ci sarebbe la necessità di arrivare ad una riforma del settore del gas. "Il mercato del gas negli ultimi 18 mesi - ha spiegato - è cambiato radicalmente con un crollo della domanda e una crescita dell'offerta. Le leggi di mercato avrebbero potuto far fronte alle nuove dinamiche". In nessun paese europeo, ha precisato l'ad di Eni, "si fa la gas release, si mettono nuovi tetti. Niente di drammatico, ma il provvedimento non era necessario".

Maggio 2012
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