Il gas in Italia costa come l'oro. Ortis, la colpa è del monopolio Eni
In Italia il gas si paga caro. La colpa? Secondo il presidente dell'Authority per l'energia Alessandro Ortis è da imputare al monopolio incontrastato dell'Eni. Che "con il 92% della capacità infrastrutturale per le importazioni e il 65% delle immissioni in rete e le sue omissioni nell'apertura e potenziamento degli stoccaggi nazionali non solo ci fa pagare il gas - spiega Ortis nella sua relazione annuale - almeno il 10% in più del dovuto per le forniture all'ingrosso (tre o quattro centesimi al metro cubo di sovraprezzo) ma genera uno sciagurato effetto combinato anche sull'elettricità".
Sono diversi i problemi sollevati dal presidente. Innanzitutto la fiscalità diretta pesa sulla bolletta elettrica "per il 14,4% e su quella gas per il 37,6%". Ma ci sono anche "altri prelievi fiscali che non appaiono: 100 milioni di euro prelevati dagli oneri e girati al bilancio dello Stato, più Ici e tasse sugli impianti che vengono scaricati comunque in bolletta". Un'ulteriore imposta, che invece per legge non può scaricarsi sui consumatori, è la cosiddetta Robin Hood Tax.
"L'attività di vigilanza per il divieto di traslazione (dell'addizionale Ires sui prezzi al consumo dell'energia, prodotti petroliferi inclusi) è stata affidata all'Autorià - aggiunge Ortis - che sta sostenendo questo nuovo impegno senza poter ricorrere ancora a un potenziamento del proprio organico".
Nella ricetta di Ortis c'è una versione ulteriormente "rinforzata" del suo storico appello a separare la proprietà dell'Eni dalle grandi reti di trasporto del metano, ovvero da Snam Rete Gas: per andare verso il modello delle reti neutrali già adottato nell'elettricità con la costituzione di Terna si passi intanto il controllo di Snam rete Gas alla Cassa Depositi e prestiti. Immediatamente. Poi si vedrà. Solo così potrà essere disinnescato - sostiene il presidente dell'Authority - lo strapotere Eni che condiziona le dinamiche di prezzo.
Sono diversi i problemi sollevati dal presidente. Innanzitutto la fiscalità diretta pesa sulla bolletta elettrica "per il 14,4% e su quella gas per il 37,6%". Ma ci sono anche "altri prelievi fiscali che non appaiono: 100 milioni di euro prelevati dagli oneri e girati al bilancio dello Stato, più Ici e tasse sugli impianti che vengono scaricati comunque in bolletta". Un'ulteriore imposta, che invece per legge non può scaricarsi sui consumatori, è la cosiddetta Robin Hood Tax.
"L'attività di vigilanza per il divieto di traslazione (dell'addizionale Ires sui prezzi al consumo dell'energia, prodotti petroliferi inclusi) è stata affidata all'Autorià - aggiunge Ortis - che sta sostenendo questo nuovo impegno senza poter ricorrere ancora a un potenziamento del proprio organico".
Nella ricetta di Ortis c'è una versione ulteriormente "rinforzata" del suo storico appello a separare la proprietà dell'Eni dalle grandi reti di trasporto del metano, ovvero da Snam Rete Gas: per andare verso il modello delle reti neutrali già adottato nell'elettricità con la costituzione di Terna si passi intanto il controllo di Snam rete Gas alla Cassa Depositi e prestiti. Immediatamente. Poi si vedrà. Solo così potrà essere disinnescato - sostiene il presidente dell'Authority - lo strapotere Eni che condiziona le dinamiche di prezzo.
Maggio 2012









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