L'Enea fa “il punto” sui biocarburanti

L'Enea ha voluto approfondire il tema dei biocarburanti, nel presente e nel futuro e lo ha fatto intervistando il ricercatore Vito Pignatelli, dell'Unità Tecnica Fonti Rinnovabili della Casaccia, responsabile del Coordinamento delle attività di ricerca, sviluppo e dimostrazione dell'Enea sulle tecnologie per le biomasse e bioenergie. "I trasporti - si legge sul sito Enea - dipendono quasi totalmente (97-98%) dai combustibili fossili e da soli sono responsabili del 53,2% dei consumi petroliferi italiani. Per tale ragione il tema dei biocarburanti diventa di scottante attualità negli scenari energetici".
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Allo stato attuale della tecnologia - spiega Pignatelli in un'intervista sul sito - gli unici biocarburanti prodotti e utilizzati su larga scala sono gli oli vegetali, impiegati direttamente come tali (in genere per l'alimentazione di macchine agricole) o trasformati chimicamente in una miscela di esteri comunemente conosciuta con il nome di biodiesel, e l'etanolo (o bioetanolo) e i suoi derivati di sintesi. A questi si è aggiunto negli ultimi anni il biometano, ottenuto a partire dal biogas prodotto dalla fermentazione anaerobica di reflui zootecnici, residui e scarti agroindustriali e colture dedicate (mais). Quest'ultimo viene utilizzato prevalentemente per l'alimentazione di autobus adibiti al trasporto pubblico. Questi prodotti vengono miscelati in percentuali crescenti, ma complessivamente ancora limitate, con benzina e gasolio. In questo modo, si cerca di andare incontro all'esigenza delle case automobilistiche di non modificare i motori o altre componenti degli autoveicoli e a quella dei produttori di carburanti di assicurare la piena "fungibilità" dei combustibili in vendita nella rete di distribuzione stradale (un qualsiasi autoveicolo deve poter passare senza problemi dall'uso di una miscela contenente biocarburanti a quello del combustibile fossile puro e viceversa)". Ma immaginando gli scenari futuribili si è arrivati alla conclusione che "se in un contesto di maggior diversificazione delle fonti energetiche e di contenimento delle emissioni di CO2, si decidesse di introdurre sul mercato maggiori quantitativi di biocarburanti, bisognerebbe puntare su nuovi tipi di filiere produttive "di seconda generazione", con la duplice esigenza di ridurre i costi di produzione e di evitare una pericolosa competizione con le produzioni alimentari". Pignatelli ha così illustrato cosa si intenda per biocarburanti di seconda generazione.
"Questa comune denominazione - ha detto - raggruppa in realtà un gran numero di prodotti, ottenibili da diverse materie prime con una varietà di processi a diversi stadi di sviluppo (dal laboratorio all'impianto dimostrativo precommerciale), ma nessuno ancora presente sul mercato in quantità significative.  Denominatore comune delle filiere dei biocarburanti di seconda generazione è comunque l'uso, come materia prima, di substrati generalmente non utilizzabili a fini alimentari (ad esempio, materiali lignocellulosici e oli non commestibili) o prodotti comunque in aree diverse da quelle tradizionalmente destinate alle produzioni agricole convenzionali (colture di microalghe)". I vantaggi che presenterebbero sono di essere "caratterizzati da una maggiore capacità di contribuire, per unità di combustibile fossile sostituito, alla riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra, se si considera l'intero ciclo di vita della relativa filiera produttiva" - ha spiegato il ricercatore. L'Enea sta intraprendendo attività di ricerca, in tal senso: " in Casaccia - conclude Pignatelli -  e nel centro della Trisaia in Basilicata stiamo studiano i potenziali produttivi e l'adattabilità alle condizioni ambientali e climatiche del nostro Paese di colture non alimentari ricche di zuccheri, come il topinambur, per la produzione di biogas o bioetanolo e di colture erbacee da biomassa, come ad esempio il miscanto, il panìco e il cardo. Sono anche state avviate ricerche sulle microalghe per la produzione di biolio (a sua volta trasformabile in biodiesel), biogas e, in prospettiva, bioidrogeno".

Maggio 2012
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