Sulla crisi delle raffinerie italiane è in programma, per il 17 febbraio, un incontro tra l'Unione europea, che sull'argomento si è fatta particolarmente sentire, e i sindacati. Lo ha reso noto Sergio Gigli, segretario generale della Femca Cisl. L'incontro, infatti, arriva dopo l'allarme lanciato all'inizio di febbraio dal presidente dell'Unione Petrolifera, Pasquale De Vita, che, tracciando il consuntivo petrolifero 2009, aveva parlato di "crisi del settore delle raffinerie, con rischio di chiusura per 4-5 impianti in Italia e di circa 7.500 posti di lavoro a rischio". Gigli ha annunciato che, durante il tavolo, punteranno soprattutto sul rigetto della proposta di chiusura degli impianti chiedendo, anzi, maggiori investimenti sull'innovazione degli impianti e sulla produzione di carburanti. "Bisogna rendere competitive - sottolinea il segretario - le nostre raffinerie, anche attraverso la riconversione di alcuni degli impianti, e per questo è necessario investire. L'obiettivo è restare competitivi anche in futuro quando il problema dei consumi si accentuerà non solo in Italia, ma anche in Europa". Le ha definitive "dichiarazioni strumentali" quelle di De Vita, invece, Gabriele Valeri, segretario nazionale della Filcem Cgil, responsabile del settore energia e petrolio secondo cui l'incontro sarà anche l'occasione per fare chiarezza su quanto detto a febbraio. Sulle raffinerie indicate da De Vita come a rischio chiusura, Valeri sostiene che "su quella di Livorno servono degli investimenti", mentre su Pantano si avrà un incontro il 18 febbraio "perché - ha detto - da un accordo commerciale tra Erg e Total potrebbero discendere ripercussioni sull'occupazione". Mentre sull'impianto di Venezia, Valeri sostiene la necessità che l'Eni faccia investimenti per espandere il mercato.
















































































































