Petrolio, Terlizzese (Mse), produzioni nazionali fattore positivo
"Le produzioni petrolifere nazionali ed in particolare quelle di gas possono contribuire in maniera significativa al riequilibrio della bilancia dei pagamenti energetici e non certo per renderci autonomi". Non ne ha dubbi Franco Terlizzese, direttore generale Risorse Minerarie ed Energetiche del ministero dello Sviluppo Economico, intervenendo a RadioRai 3 Scienza, parlando delle nuove trivellazioni a largo delle coste italiane.
In particolare ha tranquillizzato gli animi circa il rischio annunciato per un aumento consistente di domande di perforazione: "Dall'inizio della ricerca petrolifera ad oggi - ha spiegato - sono stati fatti circa 7 mila pozzi, mentre in questo periodo si fanno 5-15 pozzi l'anno, sia in terraferma che in mare.
Quindi, non c'è questo notevole aumento di domande come si vuol far credere ma, piuttosto, comprensibilmente e giustamente c'è un considerevole incremento dell'attenzione da parte del pubblico e, contemporaneamente, c'è un tentativo dei ministeri e delle Regioni di rendere i dati sempre più trasparenti e disposizione dei cittadini e delle varie organizzazioni interessante. Cui si è poi aggiunto il grave incidente del Golfo del Messico, determinando una forte attenzione da parte di tutti, cosa che sotto molti punti di vista e' un bene".
Secondo Terlizzese il cosiddetto "rischio minerario" (ossia la possibilità che la ricerca non dia risultati) è molto alto per queste ricerche, soprattutto in zone meno conosciute ove occorre esplorare. Per quanto riguarda il processo autorizzativo, il direttore generale ha spiegato che "non è il ministero dello Sviluppo Economico che da solo decide queste autorizzazioni, né sono le compagnie petrolifere che, dopo aver effettuato gli studi geologici e geofisici e quanto occorre per individuare un pozzo, possono decidere liberamente di effettuare una perforazione.
In realtà ci sono norme che coinvolgono tutti gli enti interessati, compreso il nostro ministero e quello dell'Ambiente". Con la Legge Sviluppo (in vigore dal 15 agosto 2009) è inoltre necessario ottenere preventivamente un'autorizzazione di impatto ambientale. Anche per poi sviluppare un giacimento occorre una nuova "Valutazione di Impatto Ambientale" (VIA).
E sono tre in Italia le VIA da ottenere per poter mettere in produzione un giacimento. Nessun rischio inquinamento, dunque. Al contrario, come ha spiegato il direttore, "le produzioni petrolifere nazionali ed in particolare quelle di gas possono contribuire in maniera significativa al riequilibrio della bilancia dei pagamenti energetici e non certo per renderci autonomi".
Per quanto riguarda l'autorizzazione o meno di nuove trivellazioni nel Canale di Sicilia Terlizzese smorza subito le polemiche affermando che non esisterebbero affatto. "Ci sono studi, ricerche, domande e progetti importanti - spiega invece - più che altro per lo sviluppo di giacimenti di gas, che sono stati già individuati nel Canale di Sicilia e che possono dare un contributo molto importante alle produzioni nazionali di gas con un rischio di inquinamento vicino allo 0".
In particolare ha tranquillizzato gli animi circa il rischio annunciato per un aumento consistente di domande di perforazione: "Dall'inizio della ricerca petrolifera ad oggi - ha spiegato - sono stati fatti circa 7 mila pozzi, mentre in questo periodo si fanno 5-15 pozzi l'anno, sia in terraferma che in mare.
Quindi, non c'è questo notevole aumento di domande come si vuol far credere ma, piuttosto, comprensibilmente e giustamente c'è un considerevole incremento dell'attenzione da parte del pubblico e, contemporaneamente, c'è un tentativo dei ministeri e delle Regioni di rendere i dati sempre più trasparenti e disposizione dei cittadini e delle varie organizzazioni interessante. Cui si è poi aggiunto il grave incidente del Golfo del Messico, determinando una forte attenzione da parte di tutti, cosa che sotto molti punti di vista e' un bene".
Secondo Terlizzese il cosiddetto "rischio minerario" (ossia la possibilità che la ricerca non dia risultati) è molto alto per queste ricerche, soprattutto in zone meno conosciute ove occorre esplorare. Per quanto riguarda il processo autorizzativo, il direttore generale ha spiegato che "non è il ministero dello Sviluppo Economico che da solo decide queste autorizzazioni, né sono le compagnie petrolifere che, dopo aver effettuato gli studi geologici e geofisici e quanto occorre per individuare un pozzo, possono decidere liberamente di effettuare una perforazione.
In realtà ci sono norme che coinvolgono tutti gli enti interessati, compreso il nostro ministero e quello dell'Ambiente". Con la Legge Sviluppo (in vigore dal 15 agosto 2009) è inoltre necessario ottenere preventivamente un'autorizzazione di impatto ambientale. Anche per poi sviluppare un giacimento occorre una nuova "Valutazione di Impatto Ambientale" (VIA).
E sono tre in Italia le VIA da ottenere per poter mettere in produzione un giacimento. Nessun rischio inquinamento, dunque. Al contrario, come ha spiegato il direttore, "le produzioni petrolifere nazionali ed in particolare quelle di gas possono contribuire in maniera significativa al riequilibrio della bilancia dei pagamenti energetici e non certo per renderci autonomi".
Per quanto riguarda l'autorizzazione o meno di nuove trivellazioni nel Canale di Sicilia Terlizzese smorza subito le polemiche affermando che non esisterebbero affatto. "Ci sono studi, ricerche, domande e progetti importanti - spiega invece - più che altro per lo sviluppo di giacimenti di gas, che sono stati già individuati nel Canale di Sicilia e che possono dare un contributo molto importante alle produzioni nazionali di gas con un rischio di inquinamento vicino allo 0".
Maggio 2012











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