Un prezzo dei carburanti meno caro con una riforma radicale entro il mese di marzo. Questo è quanto il sottosegretario allo sviluppo economico Stefano Saglia, aveva illustrato a petrolieri ed Associazioni del settore durante il vertice al Mse del 19 gennaio scorso. Ad una settimana esatta di distanza dall'incontro, il plauso ottimista dei Consumatori si è trasformato in un enorme divario tra chi continua a credere in un cambiamento radicale e chi, invece, afferma che il tavolo del 19 gennaio, non ha affatto risolto i problemi che affliggono il settore.
Preoccupazione e perplessità sul metodo adottato dal Governo per avanzare una proposta di profonda trasformazione del settore, è stata espressa dalla Giunta Faib. La Presidenza della Faib di Roma, infatti, dopo l'illustrazione sullo stato dei rapporti con le compagnie petrolifere e su alcune novità legislative e normative (dal Sistema di tracciabilità dei rifiuti, sentenza Consiglio di Stato in materia di tabacchi, tariffe metrologiche e altro), ha affrontato la problematica emersa a seguito dell'emendamento Saglia e la discussione svolta in seno al tavolo delle regole presso il Ministero dello Sviluppo Economico.
Dopo la relazione del Coordinatore di Roma e del Lazio della Faib, Antonio Ciavattini, sono seguiti numerosi interventi dei presenti tra cui il Presidente di Roma, Antonio Della Bina e del Lazio, Franco Iorio. Il dibattito ha evidenziato molte perplessità su una riforma calata dall'alto e senza un reale approfondimento degli obiettivi e degli effetti della stessa. Ha apprezzato la scelta, maturata al Tavolo delle Regole, che si apra un serio confronto di merito all'interno del settore che permetta un approfondimento dei temi trattati. Partendo da queste premesse, la Faib, però, sottolinea l'importanza di aprire un dibattito sulla rete. "Si guardi - spiega Faib - allo stacco tra i prezzi di rete e quelli in extrarete, si guardi alla figura di un gestore imbrigliato e stretto tra forme contrattuali imposte sul non oil e il calo dei consumi, tra costi esorbitanti per carte e campagne sui prodotti petroliferi e obblighi di acquisto in esclusiva. Un settore così organizzato non permette alla figura del gestore di svolgere una qualsiasi forma di attività imprenditoriale concorrenziale contribuendo alla riforma della rete. Del resto - aggiunge - le organizzazioni dei gestori in modo unitario e singolarmente hanno avanzato nel corso di questi anni diverse proposte di innovazione cadute nel vuoto. Parlare oggi di esclusiva, di prelazione, di non oil, di rete efficiente e attrezzata non deve essere più un tabù". Nessuno strappo, quindi, ma un confronto serrato che sappia trovare gli spazi di condivisione in una rete con un gestore più autonomo. Questa la proposta di Faib.
Il Codacons chiede addirittura l'intervento della magistratura. "Mentre il petrolio cala a 74,16 dollari al barile, il prezzo della benzina alla pompa rimane ancora elevato, determinando un aggravio pari a 8 centesimi di euro al litro, che equivale a 4 euro in più pagati dagli automobilisti su ogni singolo pieno di carburante". In pratica, quindi, la musica non è cambiata. Affatto. L'intervento è quello di Carlo Rienzi, presidente Codacons sottolineando come, anche l'Antitrust abbia le mani legate e un margine di intervento limitato in questo settore. Da qui l'inevitabile appello alla magistratura "affinché - ha aggiunto Rienzi - si avviino le dovute verifiche sui prezzi di benzina e gasolio in Italia". Scetticismo a go-go, dunque, per il Codacons verso i tavoli di confronto "che non portano a nulla".Ci sarebbe invece bisogno di "vere e proprie indagini per capire come mai in Italia i carburanti costino molto di più rispetto al resto d'Europa, e perché i listini non seguano l'andamento del petrolio quando le quotazioni del greggio scendono".
Anche da parte di Federconsumatori-Adusbef il giudizio sull'annunciata riforma è pressoché lo stesso. "Il petrolio continua la sua discesa ma, com'era prevedibile, i prezzi dei carburanti rimangono stabili su livelli elevati. Non ci stancheremo di denunciare questa situazione intollerabile". E' lo scetticismo e la denuncia di Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, presidenti di Federconsumatori e Adusbef. E sul motivo per cui il Governo faccia orecchie da mercante e non voglia intervenire per far scendere i prezzi, le due Associazioni sono molto critiche: "più i prezzi dei carburanti sono elevati, più lo Stato ci guadagna, poiché la tassazione non comprende solo l'accisa (che è fissa), ma anche l'Iva (che è una tassa in percentuale). Dal 2009 al 2010, per l'aumento dei prezzi dei carburanti, l'Iva è passata per la benzina, da 18 a 22 centesimi, con aumento di 4 centesimi; per il gasolio ha invece registrato un aumento di 2,3 centesimi. Bisogna sapere che, viste le notevoli quantità di erogato - aggiungono Trefiletti e Lannutti - ogni centesimo in più sul prezzo dei carburanti si traduce in maggiori introiti pari a 14 milioni al mese per la benzina e 25 milioni al mese per il gasolio. Questo significa che lo Stato incasserà, per il prossimo anno, 672 milioni in più annui per la benzina e 690 in più per gasolio, per un totale di 1,3 miliardi".
















































































































