La presentazione di "Oil Report 2010" l'annuario prodotto da Faib-Confesercenti è stata l'occasione, all'indomani della presentazione al Governo della proposta per la riforma petrolifera, per mettere a confronto, a volte con toni spiccatamente critici altri, invece, velati di sottile ottimismo, gli operatori del settore. E c'erano tutti ieri nella Sala Nori di palazzo Confesercenti: il presidente di Faib, Martino Landi, i rappresentanti della maggiori compagnie, Corrado Feola (Api/Ip) Roberto Russo (Eni), Claudio Spinaci (Erg), Paul Mannes (Total), Stefano C.Saccone (Q8). Per il coordinamento delle Regioni, Giacomo Orlanda (Regione Marche), Carlo Pileri (Adoc), Gianfracesco Vecchio (Mse), Umberto Carpi (Pd), Sergio Divina (commissione prezzi del Senato). Una levata di scudi complessiva, alla luce dei fatti, soprattutto su un punto: il prezzo settimanale che, invece di migliorare la situazione, la porterebbe ad un definitivo collasso.
"Un provvedimento che fa a pugni con le esigenze del mercato petrolifero", così lo ha definito l'allora consigliere per le questioni energetiche del ministro Bersani, Umberto Carpi secondo il quale da affrontare a spada tratta è soprattutto il punto del doppio mercato. E' bene comunque ribadire, cosa che tra l'altro durante il convegno hanno sottolineato tutti, è la mancanza di una sigla nel provvedimento. "Nell'incontro al Ministero - ha aperto i lavori Martino Landi di Faib-Confesercenti - non è stato firmato alcun protocollo, ma abbiamo dimostrato semplicemente un apprezzamento per il lavoro svolto. Questo settore ha bisogno di certezze e concretezza nell'affrontare i problemi che attanagliano consumatori e gestori. Come Faib abbiamo mostrato la nostra disponibilità anche nel punto che prevede l'eliminazione della quarta cifra. La nostra è una condivisione di metodo ma sul percorso per arrivarci è ancora tutto da vedere".
"Nel protocollo non c'è nulla di sconvolgente - è intervenuto per il Governo Gianfrancesco Vecchio - e i cambiamenti non saranno di certo nell'immediato ma da qui ai prossimi tre anni. Non è un diktat - ha teso a sottolineare di fronte anche alla dura presa di posizione della Fegisc nel dire che il provvedimento non è stato per nulla concertato - ma il frutto del lavoro di quattro mesi con tutti i tavoli. L'obiettivo del provvedimento - ha aggiunto Vecchio - è quello di provvedere ad un'attenta stabilizzazione dei prezzi settimanali dando più trasparenza ai consumatori". Cosa che non ha trovato conferma nella gran parte degli interlocutori intervenuti al convegno. Forti perplessità sono state evidenziate anche per quanto riguarda la razionalizzazione forzata dei punti vendita mentre a trovare il plauso di tutti è stata la misura relativa all'estensione dei Self che - ha affermato il presidente Adoc Carlo Pileri - "va in contro alla cultura e alle esigenze dei consumatori italiani che comunque apprezzano il fatto di poter essere serviti. E' un servizio in più che viene offerto, è il nostro valore aggiunto rispetto ad altre realtà europee dove non è praticato".
Il fil rouge di tutto il convegno, però, è stato soprattutto - come detto - il punto relativo ai prezzi settimanali. In questo senso - come ha detto il direttore Api/Ip Corrado Feola, "il Ministero deve mettere mano una volta per tutte al gap con il resto dell'Europa". Dal canto loro, anche le compagnie - pur plaudendo al protocollo di lavoro nel suo insieme - si sono mostrate scettiche su una rilevazione settimanale. Anche Roberto Russo, direttore rete dell'Eni, ha voluto sottolineare la propria perplessità circa l'andamento dei prezzi che continuano a correre su un doppio binario. Nonostante tutto, però, il protocollo è "sostenibile sia socialmente che economicamente".
Più che altro è stata rilevata la mancanza di concertazione per la redazione del protocollo. "Quello che è emerso anche dai Tavoli - è intervenuto il presidente della Commissione Prezzi del Senato Sergio Divina - è che bisogna andare avanti su una razionalizzazione della rete e, in questo senso, aumentare la rete dei self aiuterebbe senz'altro. E' necessario però che gli interlocutori di Regioni, petrolieri e consumatori trovino una via comune e proseguire su quella. Quello che sta avvenendo in Italia è una battaglia di decimali, bisogna andare oltre. Spero che Scaroni riesca a trovare il giusto e auspicato equilibrio. Un passaggio, poi, anche sulle "nuove forme contrattuali" segno che, ha sottolineato ancora Divina, "l'obiettivo è uscire dal regime di esclusiva". In pratica, una nuova filosofia a campeggiare su tutti: il gestore che, prendendo in concessione un punto vendita dovrebbe diventare imprenditore gestendo lui stesso l'impianto".
Quanto alla normativa si è sottolineato che sta emergendo sul piano territoriale anche un "federalismo" dei carburanti attraverso una legislazione regionale che intende tenere conto anche di alcune specificità territoriali. In questo senso il rappresentante delle Regioni, Innocenzo di Donato ha sottolineato la necessità di tenere in maggior conto il servizio nelle aree interne evidenziando forti difficoltà a realizzare un governo centralizzato del settore. E i punti su cui è di fondamentale importanza la concertazione con gli organismi regionali si conterebbero sulle dita di una mano: riduzione dei punti vendita, non oil, self service, misure ecocompatibili ed orari.
I maggiori consensi, però, da parte delle compagnie si sono concentrati sulla costituzione di un Osservatorio Prezzi proprio per contrastare la doppia velocità anche se, una piccola dose di nazionalismo, non guasterebbe. "Non capisco - ha detto a questo proposito Paul Mannes, direttore rete di Total - questa volontà di imitare il modello tedesco, francese o belga. Avete un mercato italiano con le sue specificità" che va salvaguardato. D'altronde, come ha detto anche Stefano Saccona (Q8), "in Italia, a differenza del modello europeo, i consumatori possono scegliere tra self e servito e non è una cosa da poco". Inoltre si è ancora una volta ribadito che, per quanto riguarda la dinamica dei prezzi, non si deve dimenticare che negli i ultimi 10 anni quello della benzina in Italia è cresciuto al di sotto della media europea.
















































































































